I miei progetti – “1894”di George Orwell

Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.

 

Buongiorno lettori!

Oggi voglio proporvi una recensione un po’ diversa dal solito. Grazie ad un progetto universitario, ho dovuto realizzare due video, in lingua inglese ed italiana, in cui analizzo ed approfondisco una qualsiasi opera della letteratura anglofona. La mia scelta è ricaduta su 1984 di George Orwell, romanzo distopico per eccellenza. Quest’opera, oltre ad avermi colpita moltissimo sia per i temi trattati, sia per come l’autore riesce a sollevarli nell’animo del lettore,è una pietra miliare della letteratura inglese. La trama è con tutta probabilità nota a molti, ma la mia analisi va ben oltre la semplice esposizione della storia: nei video troverete una breve biografia dell’autore, un’accurata analisi dei tempi ed un finale confronto con il film, oltre che le mie personali impressioni al riguardo. Vi lascio dunque ai video, sperando che questa modalità di recensione vi piaccia!

Video in italiano

 

Video in Inglese

TOP 5 capitali europee più economiche!

Buoooonnnn giovedì 

Alzi la mano chi ama le capitali europee! Alzi la mano chi ama viaggiare! Ma soprattutto, alzi la mano chi ha un budget limitato!

Ebbene sì, quante volte, immaginando una meta da sogno, dopo qualche secondo idilliaco siamo stati riportati sul pianeta terra dalla nostra coscienza sempre pronta a ricordarci che non siamo Zio Paperone?

Troppe.

Ebbene, oggi vi propongo ben CINQUE mete, in ordine dalla più economica, da prendere in considerazione quando si vuol fare un viaggio che però non faccia disperare le proprie tasche!

#1 SOFIA, Bulgaria

Sofia si aggiudica il premio per capitale europea più economica! Si tratta di una città molto accogliente sia dal punto di vista climatico, dato che i Monti Vitosha la proteggono, che per l’atmosfera creata dalla popolazione aperta e disponibile ma anche dall’architettura e dal tessuto storico che la fonda. Ogni angolo della città trasuda qualcosa dal passato e questo la rende viva, donandole forte suggestioni. Non si può tralasciare comunque il fatto che a Sofia convivano la doppia faccia della medaglia, da un lato le tradizioni bulgare e un rapporto ancora antico con il lavoro artigianale e la quotidianità, da un altro invece i problemi legati alla criminalità che ne ingrigiscono i colori. In generale, comunque, il fascino della città è retto dalle numerose chiese, dalle vie pittoresche, dai musei che rendono Sofia un’attrattiva turistica con un fermento che si allinea a quello delle altre capitali dell’Est europa. Dopo Atene e Roma, Sofia è la città più antica del continente, l’antico nome è Serdica, dalla tribù dei Serdi che la costruirono per primi.

#2 BUDAPEST, Ungheria

Il secondo posto va a Budapest! Con pochi soldi, infatti, potrete passare qualche giorno nella meravigliosa città d’arte ungherese. E’considerata da tutti la perla del Danubio sia per i suoi tesori artistici che, soprattutto, per i suoi romantici paesaggi sul fiume che la attraversa. Scoprite tutto su Budapest con questa guida online; potete organizzare in autonomia il vostro viaggio a Budapest e costruire l’itinerario che fa per voi. Scegliete le attrazioni da visitare, seguite le indicazioni su dove dormire e prenotate online i tour e le visite guidate per godere appieno la vostra vacanza nella capitale ungherese. Non dimenticate inoltre di fare un salto alle terme di Budapest, come quelle di Szechenyi o Gellért, conosciute sia dall’antichità e assolutamente imperdibili!

#3 VARSAVIA, Polonia

Varsavia, che si aggiudica il terzo posto, è la città più grande e popolata della Polonia, di cui è anche la capitale. E’ situata nella zona di erosione creata dal fiume Vistola, a 100 metri sul livello del mare, e si estende su entrambe le sponde del fiume. E’ capoluogo del voivodato della Masovia, centro nevralgico del paese per il commercio, l’economia, la scienza e la cultura. Varsavia ha un clima di tipo continentale con temperature annuali medie di circa 8 gradi, che scendono in gennaio a -5 gradi e salgono in luglio ad un massimo di 23 gradi, questo a causa della presenza delle correnti d’aria polare provenienti dal Mar Baltico e di quelle continentali che rendono l’aria sempre abbastanza fresca, anche durante la bella stagione.

#4 BUCAREST, Romania

Bucarest, in Romania, è una delle capitali europee più incantevoli e gioiose, come spiega anche l’etimologia del nome visto che bucura significa essere contenti. Quello che affascina di Bucarest è la sua architettura di fin de siècle, fatta di ampi viali e di gloriosi edifici della Belle Epoque, la sua intensa vita culturale e artistica, tanto da meritarsi anche il soprannome di Piccola Parigi. Inoltre, per completare il paragone, uno dei monumenti più belli di Bucarest è l’Arco di Trionfo dal quale inizia Soseaua Kiseleff, un grande viale anche più lungo del celebre Champs Elysees. Bucarest vanta 37 musei, 22 teatri, 2 teatri dell’opera, 3 auditorium, numerose biblioteche pubbliche, librerie e i tipici book-caffè. Tra i monumenti da non perdere la Curtea Veche, la vecchia corte principesca del Quattrocento, le chiese ortodosse, gli edifici in stile liberty e art nouveau. 

#5 PRAGA, Repubblica Ceca

Praga, quinto posto, è la bellissima e pittoresca capitale della Rep. Ceca. Città dal glorioso passato e dal luminoso futuro, Praga è nata con la vocazione da capitale – sia politica che culturale – e tale è rimasta nei secoli. Centro principale del regno di Boemia prima e Capitale del Sacro Romano Impero poi, Praga ha guidato con autorità il paese sia nel periodo d’unita che dopo la divisione con la Slovacchia. La posizione strategica l’ha collocata fin dall’antichità al centro di una rete di scambi di merci e idee che ha arricchito la città creando una cultura particolare, insolito mix tra differenti istanze religiose, filosofiche ed artistiche. Praga è unica ma con tante facce diverse e dal carattere deciso: lo dimostrano i suoi quartieri (Hradcany, Mala Strana, Stare Mesto, Nove Mesto) che si adagiano intorno alla Moldava e che fino alla fine del Settecento erano città tra loro indipendenti.
Praga è culla di artisti e scenario di opere tra le più importanti: si pensi al Don Giovanni di Mozart o al Faust di Goethe o ancora alle trame Franz Kafka. Praga è la città del “socialismo dal volto umano” che durante la guerra fredda fu fermato solo dai carri armati russi, ma è anche il teatro della “rivoluzione di velluto” che ha portato il paese fuori dal comunismo ed ha aperto con una ventata di libertà le porte della città.

Correte a fare le valige! 

#Malcolm Liepke: il pittore della sensualità

Ciao a tutti, e buon sabato 

Nuovo appuntamento alla scoperta del mondo dell’arte!Come ormai sapete, sebbene io mi interessi moltissimo di artisti famosi, elogiati nei secoli ed il cui genio non cessa di stupirci e meravigliarci tuttora, ho ancora più piacere nel farvi scoprire artisti, contemporanei e non, meno conosciuti, ma comunque pazzeschi.

Oggi voglio presentarvi un pittore al quale sono molto legata, soprattutto a livello emotivo. Sto parlando di Malcolm Liepke, pittore americano i cui soggetti, perlopiù femminili, mi catturano a tal punto di avere diverse foto dei suoi dipinti salvate nella galleria del telefono! Della sua biografia non si sa moltissimo, sappiamo che è nato a Minneapolis, nel Minnesota, nel 1953, che ha studiato a New York e che ha subito moltissimo l’influenza di artisti come Degas, Toulouse-Lautrec e Velasquez.

L’artista americano è solito raffigurare donne (e, più raramente, uomini) dai corpi slanciati, longilinei, con tratti del viso accentuati, soprattutto nelle labbra e negli occhi, celebrando l’unione fatale tra sensualità e malizia in una visione della donna che fa della femminilità un’arma tagliente e coinvolgente.

Vi lascio a qualche sua opera, quasi quasi mi commuovo mentre posto i suoi dipinti!

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Malcolm Liepke, Pearls And Earrings

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Malcolm Liepke, Arm Over Head

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Malcolm Liepke, Behind the veil

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MALCOLM T. LIEPKE, End Of Day, 2014

Malcolm Liepke painting

malcolm t. liepke:

 

Alla prossima 

#5 AMERICAN ENGLISH SLANG WORDS YOU’VE ALWAYS BEEN HEARING IN SONGS

G’day guys! 

Very first time I’m writing an article in English! Therefore I’m pretty excited about that. But let’s go straight to the point today: how many times have you been listening to a song (in english, of course), and found out, pleasantly surprised, that you could actually understand basically EVERYTHING they said in it? That’s a great feeling, no doubt. But then, going on throughout the , you run into a word you don’t even know what it means? This basically happens when it comes to American-English songs, just because we are constantly over-exposed. 

In THAT VERY MOMENT, you start wondering the hell that word might stand for. Have you ever experienced that horrible feeling? Long agonizing years studying English going right to hell. So, it’s the right time for you to get to know these magical words so much common in the States. I’ll basically focus on the American slang just because I’m more “expert in that field”. What I want to make sure is that I’m not going to talk about idioms, I’m focusing on words 🙂

Let’s go straight to the point with number 1:

#1 G

What the hell is a G? It’s pretty rare for foreigners to know this word (which is basically just a letter), but it’s commonly heard in songs, especially in rap songs. 

A G is a thousand dollars

Let me give you an example!

“Let me borrow a G.”

#2 FLY

This has actually nothing to do with what birds do – fly. Well, you kind of get the idea, but fly, in american slang, means COOL.

“He was driving some fly a** car” (I’m not going to use bad words in here. Just imagine what a** might stand for, it’s not that hard ;D )

#3 DIME PIECE

This is referred to a super attractive girl, “a perfect ten”. Not really polite to say, but it’s nice to know what it means if somebody (who knows) will ever say that to you.

“Jess is a real dime piece

#4 NEGLEXT

Oh I love this word a lot! It’s made from joining the words neglect (=to pay no attention) and text (=a phone message). Have you guess what it means? It refers to “the act of abandoning someone in mid-conversation for a prolonged period of time(intentionally or unintentionally) via the sending of text messages electronically especially from one cell phone to another.” (credit: http://www.urbandictionary.com/define.php?term=Neglext) 

“I am so sorry I neglexted you…I got so busy at work and then went out with my co-worker right after”

#5 P.O.P

This acronym stands for Pissing Off the Police = get the police mad. 

According to its definition, POP is “A term used by cops when a person who is pulled over or confronted by the police tends to argue or lie. When this occurs, a ticket might be issued or the person might be taken to jail.”

“Hey Bob, how was work today?” Bob: “it was pretty good, but I had to take someone to jail for P.O.P.” 

That’s everything fot today. Please let me know if you’d like me to keep on writing about slang words and idioms.

Thank you for reading, bye 

#Sandro Botticelli

Buon sabato a tutti 

Per ovviare alla uggiosissima giornata di oggi, ho pensato di parlarvi di uno degli artisti rinascimentali che amo di più, Sandro Botticelli. L’artista fiorentino, tra i più conosciuti all’estero, è celebre per la sua Nascita di Venere, ma non solo. Il suo estro e l’enorme talento artistico ha creato una mole immensa di capolavori. Conosciamolo insieme!

Sandro Botticelli nasce nel 1445 a Firenze, ed è stato uno dei grandi interpreti della stagione del Rinascimento italiano. Il cognome “Botticelli” deriva da un nomignolo che era stato affibbiato al fratello Giovanni e poi esteso a tutti i maschi della famiglia: in realtà il reale nome del pittore era Alessandro di Mariano Filipepi. Dal 1464 al 1467 è apprendista presso Filippo Lippi, pittore anch’egli fiorentino. A questo periodo si possono ricondurre molte delle sue Madonne, uno dei soggetti privilegiati dal giovane Botticelli (es. Madonna col bambino e due angeli, dipinto del 1468).

Sandro Botticelli, Madonna col bambino e due angel

(Sandro Botticelli, Madonna col bambino e due angeli, 1468 ca., Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte)

Negli anni Settanta del Quattrocento, Sandro Botticelli si avvicina ai principi dell’Accademia Neoplatonica, istituzione fondata da Cosimo de’Medici. L’Accademia giocherà un ruolo chiave nel definire la filosofia rinascimentale, con la riscoperta degli autori del mondo classico, della mitologia greca e di una rinnovata concezione dell’uomo, posto nuovamente al centro dell’universo. L’adesione al classicismo permette a Sandro Botticelli di essere ammesso alla corte di Lorenzo il Magnifico che gli commissiona varie opere: la più famosa è L’adorazione dei Magi (dipinto del 1475).

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi

(Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi, 1475 circa, tempera su tavola, 111×134 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze)

In questo dipinto Botticelli ritrae i membri della famiglia Medici nei panni di una delle figure presenti nell’opera (era una consuetudine all’epoca far sì che il committente comparisse nel dipinto). 

È durante gli anni Ottanta del Quattrocento che Botticelli realizza i suoi capolavori più celebri: La primavera (1482) e La nascita di Venere (1482-1485). Per dir la verità, la bellissima Venere di Botticelli in realtà non è un esempio di bellezza perfetta: non ha scapole, né sterno, il busto è troppo lungo e l’ombelico è troppo in alto. Tuttavia, ciò che colpisce dei dipinti di Sandro Botticelli è la ricerca continua di una bellezza e di una grazia perfette. Le sue opere sono intrise di un lirismo che rendono i suoi soggetti più simili a creature di un mondo ideale, piuttosto che a rappresentazioni fedeli della realtà.

Sandro Botticelli, Nascita di Venere

(Sandro Botticelli, Nascita di Venere, 1482-1485, tempera su tela, 172×278 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze)

(Sandro Botticelli, Primavera,1482 circa, tempera su tavola, 2,03m x 3,14m, Galleria degli Uffizi,Firenze)

Forse non tutti sanno che anche Sandro Botticelli diede il suo contributo nell’affrescare la Cappella Sistina. Nel 1480 fu inviato a Roma da Lorenzo il Magnifico insieme agli artisti Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino, come “ambasciatori” dell’arte fiorentina. I quattro avevano il compito di affrescare le pareti della Cappella con dieci scene raffiguranti le Storie della vita di Cristo e di Mosè. Botticelli realizzò tre affreschi che, sebbene siano considerati opere di grande pregio artistico, non vengono annoverati tra i capolavori dell’artista fiorentino.

La vita di Sandro Botticelli cambia bruscamente con la caduta dei Medici e la presa del potere del frate Girolamo Savonarola nel 1494. L’artista mette da parte i soggetti mitologici per dedicarsi all’arte sacra. Pare che fu preso da un vero e proprio fervore religioso che, almeno stando a quanto scrisse lo storico dell’arte Giorgio Vasari, lo spinse a bruciare alcune delle sue opere più datate in quei roghi noti come “falò delle vanità” in cui i seguaci di Savonarola bruciavano ciò che ritenevano sacrilego o scabroso. In realtà Botticelli, nel corso della sua vita, ebbe sempre un rapporto particolare con la religione, caratterizzato da periodi di alti e bassi. Sebbene considerato dai fiorentini un artista di riguardo, negli ultimi anni di vita Botticelli cade in disgrazia. Le sue opere perdono valore, surclassate da quelle di Michelangelo e Leonardo, assolutamente innovative e rivoluzionarie per l’epoca. Muore nel 1510, isolato e in povertà. I suoi capolavori vennero completamente dimenticati per oltre tre secoli, per essere riscoperti solo nell’Ottocento.

Alla prossima 

Fernando Botero @Roma: mostra al Vittoriano

Ciao a tutti! 

Con la mostra di Boldini ancora in corso, il Museo del Vittoriano ci propone una mostra interamente dedicata al pittore e scultore colombiano Fernando Botero. Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare! Con le sue donne dalle forme generose, infatti, Botero è uno dei pittori sudamericani più celebri in tutto il mondo. Ripercorriamo brevemente la sua vita e diamo un’occhiate alle sue opere principali!

Nato nel 1932 a Medellín, Colombia, è un talento precoce: già a sedici anni infatti pubblica illustrazioni per “El Colombiano”, principale quotidiano della sua città natale, ed espone per la prima volta. A soli diciannove anni, a Bogotá, gli dedicano la prima mostra personale. Dopo aver compiuto i vent’anni investe i soldi del secondo premio dell’IX Salone degli artisti colombiani per un viaggio studio in Europa. Qui visita la Spagna, la Francia e l’Italia, restando affascinato da artisti dcome Giotto e Andrea del Castagno, di cui esegue delle copie, restando fedele allo stile pittorico che lo ha reso famoso. Dopo essersi sposato, Botero espone a Washington alla Gres Gallery. La mostra è un successo: riesce a vendere tutte le opere il giorno stesso. Negli anni Ottanta acquista una casa in Italia a Pietrasanta, in provincia di Lucca, per stare vicino alle cave di marmo, materia prima per alcune delle sue sculture. Nel 2007 sette statue di Bronzo che l’artista aveva realizzato e che erano esposte nel paese vengono trafugate. Finora ne sono state recuperate solo tre e i colpevoli sono stati consegnati alle forze dell’ordine.

Lo stile pittorico di Botero, con i suoi personaggi “grassi”, è riconoscibile tra mille. Questa peculiare caratteristica che contraddistingue il suo stile ebbe inizio nel 1956, quando l’artista ha ventiquattro anni, e contrariamente (e anche un po’ inaspettatamente) rispetto a quello che si potrebbe pensare, non applicò la sua “dilatazione” a una figura umana o a un essere vivente, bensì a un oggetto: un mandolino. L’artista stava dipingendo uno studio per una natura morta (poi divenuta nota come Natura morta con mandolino) e aveva però raffigurato il foro di risonanza dello strumento in proporzioni decisamente più piccole rispetto al normale, con la conseguenza che il mandolino risultava molto più tozzo e allargato rispetto a un mandolino raffigurato con il foro nelle proporzioni corrette. L’artista fu allo stesso tempo colpito e visceralmente attratto da questa forma dilatata oltre il naturale, perché gli evocava una profonda sensualità. Dopo aver dunque “dilatato” il mandolino, Botero trovò il suo stile, e iniziò a dilatare le forme di altri oggetti, di animali, di esseri umani, conferendo a tutti quell’aspetto “grasso” che costituisce un po’ il suo marchio di fabbrica.

La domanda che a questo punto può sorgere è: perché Botero ritiene che la dilatazione delle forme sia sensuale, soprattutto se pensiamo che il suo ideale di donna, come lui stesso ha dichiarato, corrisponde a una figura esile? L’artista, come ha avuto modo di affermare, associa le forme dei suoi soggetti al piacere, all’esaltazione della vita, perché l’abbondanza comunica positività, vitalità, energia, desiderio: tutti concetti che hanno a che fare con la sensualità, intesa tuttavia non tanto in senso erotico quanto come espressione di piacere. Si tratta di una concezione ancestrale, radicata nel sostrato culturale delle società primitive, incluse quelle dell’America Latina, per le quali bellezza e abbondanza erano concetti strettamente collegati (ancora oggi per molti sudamericani una bella donna è considerata tale in virtù delle sue forme generose).

La dilatazione è divenuta quindi il segno più immediatamente riconoscibile dello stile di Fernando Botero, tanto potente da venire applicato anche a quei soggetti che tutto dovrebbero ispirare meno che piacere (l’artista, durante la sua carriera, ha affrontato anche temi tragici nelle sue opere, a cominciare dalla Passione di Cristo, a cui ha dedicato un ciclo di dipinti eseguito tra il 2010 e il 2011). Per alcuni le sue opere sono poco serie, quasi infantili. Per altri sono ripetitive e noiose. Per altri ancora sono dotate di un significato profondo (una critica alla società dei consumi, una proposta alternativa di canone di bellezza, e via dicendo). Quel che è certo è che Fernando Botero è un artista che, indubitabilmente, fa discutere a ogni latitudine ed è apprezzato da un pubblico vastissimo ed eterogeneo, che ovunque affolla le sue mostre: una sorta di idolo moderno dell’arte investito di tale ruolo per acclamazione popolare. 

 

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(Fernando Botero, Il club di giardinaggio (1997; olio su tela, 191 x 181 cm)

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(Fernando Botero, I giocatori di carte (1991; olio su tela, 152 x 181 cm)

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(Fernando Botero, Il bacio di Giuda (2010; olio su tela, 138 x 159 cm)

(Fernando Botero, camera da letto)

(Fernando Botero, Mona Lisa)

 

 

Alla prossima 

Un giorno a #Roma: Cosa vedere!

Ciao a tutti e buon martedì 

Rieccoci con un nuovissimo post dedicato al viaggio, su cui ultimamente sto prendendo non poco gusto! E vi preannuncio che a breve arriveranno due post in cui vi parlerò di due città che visiterò tra pochissimo: Parma e Bologna 🙂

Ma veniamo a noi: alzi la mano chiunque si sia ritrovato almeno una volta nella vita, volente o nolente, a dover visitare una città in UN SOLO GIORNO. Magari una città enorme, piena zeppa di luoghi da scoprire, di monumenti da ammirare, di ristoranti in cui mangiare. E allora che si fa? Bisogna stringere i tempi e cercare di creare un itinerario che permetta di godersi la città ma allo stesso tempo senza strafare o far diventare la vacanza un tour de force, che personalmente detesto! Per questo ho deciso di iniziare una serie di articoli, dedicati a città italiane e straniere, in cui vi illustrerò un itinerario completo per avere un’idea su cosa fare e cosa vedere! Partiamo dalla città italiana per eccellenza, che è anche la mia città: Roma.

COSA VEDERE

1 – COLOSSEO

Iniziamo partendo dal monumento dei monumenti, il Colosseo, simbolo di roma e della sua antichità. Aperto di mattina dalle 8.30 alle 15.30, in genere si riesce a visitarlo nel giro di un’ora. Occhio alla fila, però: spesso e volentieri è lunghissima. Se visitate Roma d’estate, munitevi di cappellino, occhiali da sole, vestiti leggeri e tanta, tanta acqua: l’afa si farà presto sentire! Il costo del biglietto è di circa 16 Euro, ma può variare in base all’età del visitatore e, ovviamente, se è prevista una guida che vi accompagna. Per arrivare al Colosseo potete comodamente prendere la Metro B e scendere all’omonima fermata. Inoltre, il monumento è servito da numerosissimi autobus che ne rendono l’accesso semplice e veloce.

2 – FORI IMPERIALI

Proseguendo a piedi dal Colosseo troverete poco più avanti i famosissimi Fori Imperiali, che costituiscono una serie di piazze monumentali edificate nel corso di un secolo e mezzo nel cuore della città di Roma da parte degli imperatori. Il bello di questo monumento all’aria aperta è che sono visitabili tranquillamente passeggiando tra essi, vi sembrerà di passeggiare tra le piazze della Roma antica! Pertanto il periodo migliore per goderli a pieno è la primavera. Il biglietto non è costoso, viene circa 10 Euro: la visita li vale tutti!

3 – PIAZZA VENEZIA e ALTARE DELLA PATRIA

Passeggiando  tra i fori si arriva direttamente a Piazza Venezia, una delle più belle di Roma, al centro della quale, durante il periodo natalizio, troneggia il magnifico albero! Piazza Venezia è ASSOLUTAMENTE da visitare: servita da moltissimi autobus, ospita il monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria, situato sul Campidoglio ed opera dell’architetto Giuseppe Sacconi. Il Vittoriano è anche uno dei più famosi musei di Roma: ogni anno ospita moltissime mostre. Per questo vi consiglio di dare un’occhiata alle mostre in corso 🙂

4 – VIA DEL CORSO

Da piazza Venezia, guardando in avanti con alle spalle il Vittoriano, si spalancherà davanti a noi la famigerata Via Del Corso, ospite di tantissimi negozi di marchi internazionali come Fendi, Louis Vuitton, Swarovski, Dior, Prada e tanti altri. Come precludervi una passeggiata, magari nel pomeriggio, per le decine di viuzze romane che si intersecano con Via Del Corso? Vi consiglio, lungo la strada, di provare qualche crêpe 🙂 Via Del Corso è raggiungibile tramite Metro A, fermata Spagna.

5 – PIAZZA DI SPAGNA

E a proposito di Spagna, proseguendo lungo Via Del Corso vi ritroverete magicamente di fronte ad una meravigliosa scalinata: la riconoscete? La scalinata Trinità dei Monti, sede di moltissime sfilate soprattutto qualche anno fa. Entrando in Piazza di Spagna potrete ammirare più di un reperto e luogo storico: Al centro della piazza vi è infatti la famosa fontana della Barcaccia, che risale al primo periodo barocco, scolpita da Pietro Bernini e da suo figlio, il più celebre Gian Lorenzo Bernini. All’angolo destro della scalinata vi è la casa del poeta inglese John Keats, che vi visse e morì nel 1821, oggi trasformata in un museo dedicato alla sua memoria e a quella dell’amico Percy Bysshe Shelley, piena di libri e memorabilia del Romanticismo inglese.

6 – PIAZZA DEL POPOLO

Arrivando all’altro estremo di Via Del Corso, ci ritroveremo ai piedi del Pincio, a Piazza del Popolo, al centro della quale troneggia l’Obelisco Flaminio. Quest’ultimo è uno dei tredici obelischi antichi di Roma, con una altezza di 24 metri, che con il basamento e la croce  raggiunge i 36,50 m. La piazza è raggiungibile dalla metropolitana, basta scendere alla fermata Flaminio.

7 – FONTANA DI TREVI

Panorama of Trevi fountain 2015.jpg

Scendendo invece alla fermata Barberini, sempre della Metro A, è possibile ammirare la Fontana di Trevi, che è la più grande e una fra le più note fontane di Roma, ed è considerata inoltre una delle più celebri fontane del mondo. La tradizione più conosciuta e persistente legata a questa fontana è il lancio della monetina dentro la fontana: compiendo questo atto a occhi chiusi, voltando le spalle verso palazzo Poli, ci si propizierebbe un futuro ritorno nella città. Il monumento è poi protagonista di una delle scene più famose del cinema italiano e, forse, di quello mondiale: in La Dolce Vita di Federico Fellini, del 1960, Anita Ekberg si tuffa nella vasca, invitando Marcello Mastroianni a fare lo stesso.

8 – PIAZZA SAN PIETRO

E come non fare tappa alla Basilica di San Pietro, situata in Piazza san Pietro, scendendo alla fermata della metro A Ottaviano o Lepanto. La basilica si trova nello Stato del Vaticano, di cui è il simbolo, ed è la più grande delle quattro basiliche papali di Roma, spesso descritta come la più grande chiesa del mondo e centro del cattolicesimo.

 

 

Alla prossima 

Giovanni Boldini: il “poeta dell’immagine”

Buon sabato! 

Come avrete capito sono sempre aggiornatissima sulle mostre più recenti ospitate dalla mia meravigliosa Città Eterna, e anche questa volta, dopo Hopper, non ho potuto fare a meno di segnarmi sul calendario una qualsiasi data possibile per visitare la mostra di Giovanni Boldini, che si tiene al Vittoriano di Roma dal 4 Marzo al 16 Luglio 2017. E dato che tra non molto sarà il mio compleanno… non sarebbe male trascorrere qualche ora circondata dalle opere di questo meraviglioso artista che adoro! Per questo motivo ho deciso di parlarvene in breve, cercando di focalizzare l’attenzione sui suoi meravigliosi ritratti di donne, che ci lasciano uno squarcio della vita bene ottocentesca.

Nato a Ferrara il 31 dicembre 1842, Giovanni Boldini forma il suo gusto estetico e per l’arte grazie all’influenza del padre, pittore e restauratore. Talento precoce, nel 1862 Boldini frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Lì viene in contatto con il circolo di pittori realisti toscani, noti come i Macchiaioli, e sviluppa una particolare amicizia con Telemaco Signorini e Cristiano Banti che hanno su di lui una notevole influenza, introducendolo alla pittura della natura ed alle suggestioni della scuola di Barbizon.
Nel 1867, durante una visita a Parigi per l’Esposizione Universale, Boldini viene affascinato dalla bellezza dei dipinti di Courbet, Manet e Degas, artisti con i quali stabilisce autentiche amicizie.
Al pittore piace molto Parigi, considerata allora la capitale culturale d’Europa, e vi si trasferisce definitivamente nel mese di ottobre 1871, stabilendosi a Place Pigalle.

Primavera (1873) - Giovanni Boldini

Giovanni Boldini, Primavera, 1873

Ritratto della contessa Carlotta Aloisi Papudoff (1869) - Giovanni Boldini

Giovanni Boldini, Ritratto della Contessa Carlotta Aloisi Papudoff, 1869

Le tele preparate in questo periodo sono prevalentemente “di genere”, nelle quali Boldini riporta gli ambienti ottocenteschi, ma anche scene di vita parigina e immagini di donne elegantemente vestite. Alcune opere sono commissionate da Adolphe Goupil e da altri commercianti parigini.
Nel 1886 realizza due ritratti (il primo con tecnica a olio, l’altro a pastello) per il grande musicista Giuseppe Verdi, ritratti che ormai sono entrati nel nostro immaginario collettivo, in particolare quello che è stato riprodotto per molto tempo sulle iconiche mille lire.

Giovanni Boldini, Ritratto di Giuseppe Verdi con cilindro, 1888, Roma, Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
L’artista, ormai famosissimo, è acclamato come uno dei ritrattisti più importanti della Belle Époque a Parigi. Il suo stile unico lo distingue dai suoi contemporanei.
Giovanni Boldini è morto a Parigi il 12 gennaio 1931.

Giovanni Boldini, Ritratto della principessa Marthe-Lucile Bibesco, 1911

 

A Giovanni Boldini è anche legata una scoperta interessante avvenuta nel 2010 a Parigi, Square la Bruyère 2,nel quartiere di Montmartre. Qui venne ritrovato un appartamento che era stato chiuso per ben settanta anni.Il ritrovamento poteva passare per un fatto ordinario,tranne per l’eccezionalità del suo caso. All’interno,infatti,venne recuperata una quantità di materiale d’epoca sorprendente;un tesoro di oggettistica che rimandava ad altri tempi,dove la polvere e il chiuso avevano dato ancor più fascino e valore alle stanze.
Nell’appartamento venne scoperta anche una tela di grande pregio,raffigurante una donna bellissima in abito da sera. La donna raffigurata, proprietaria dell’appartamento, è nientepopodimeno che Madame de Florian. Nel 1872 il giovane pittore,arrivato a Parigi,dove aprì un suo studio a Montmartre. Parigi viveva allora uno dei periodi più fiorenti : un crescente progresso economico e tecnologico,una società mondana attiva,una spiccata vivacità culturale,un’epoca che fuggiva verso la leggerezza e il piacere,e si concretizzava nei quadri degli Impressionisti,nelle fotografie di Nadar,negli stupendi abiti del couturier Charles Worth,negli angoli del Moulin Rouge.
Anche Giovanni Boldini era diventato un oggetto dell’alta società parigina, divenendo uno dei ritrattisti più ricercati del bel mondo;ciò gli consentì fama e ricchezza.
Soprattutto erano le dame aristocratiche che si contendevano l’artista; per quello spirito estroso che improntava sulle tele,la bellezza,la raffinata sensualità : esse venivano rappresentate non come erano,ma come volevano essere.
Nel 1888 Giovanni Boldini ritrasse una delle donne più affascinanti e famose sulla scena mondana,Marthe de Florian ( 1864-1939 ),al secolo Mathilde Héloïse Beaugiron,bella cortigiana, che vantava amanti facoltosi,una vita turbolenta e alcuni figli illegittimi.
Il dipinto non era una commissione e in effetti non fu mai elencato o esposto,ma si trattava di un dono dell’artista alla sua amante. Boldini la rappresentò nel pieno della sua bellezza,a ventiquattro anni,fasciata da un abito di seta rosa molto scollato,seduta sul divano in una posa sensualissima,il capo rivolto verso destra,il décolleté bianchissimo. Pronta per essere ammirata e corteggiata.

Marthe lo portò nel suo magnifico appartamento,tipicamente sovraccarico,lezioso ed eccentrico,dove visse fino alla fine dei suoi giorni,ricevendo amanti,leggendo sui giornali fatti più o meno importanti,accumulando gioielli e ninnoli; intanto che la storia si annidava piano piano nella sua abitazione.
Lo lasciò in eredità ad una nipote,Solange Beaugiron,che vi abitò fino al 1942,quando la Francia fu invasa dalla Germania nazista, Solange fu costretta a fuggire,chiudendo dietro di sé la porta per sempre.
Quel che si imbatté settant’anni dopo,con grande sorpresa,l’ufficiale giudiziario Oliver Choppin-Janvry, fu un appartamento di 140 m2, intatto,come se fosse passata di lì la fata buona della “Bella Addormentata”, addormentando la casa e lasciandola così come era stata.

Alla prossima

Indiani d’America – 3 leggende per conoscerli meglio

Buona domenica pomeriggio a tutti 

Ho sempre avuto una forte passione per gli Indiani d’America, i cosiddetti Pellerossa. Sono sempre stata molto affascinata dal loro stile di vita, sempre in perfetta simbiosi con la natura, ho sempre ammirato i loro valori quali coraggio, forza, generosità. E’ per questo che, in questo post, vi presenterò tre leggende che reputo emblemi della cultura nativa americana per farvi conoscere un po’ del loro pensiero e filosofia, che io abbraccio pienamente. E chissà che questo non possa farvi immergere in un’atmosfera fatta di praterie, canti nativi, capanne e abiti colorati. Partiamo!

 1. LA LEGGENDA DELL’ARCOBALENO

Un giorno, padre Sole apparve al giovane Atsosi Bagani e gli disse che avrebbe dovuto cercare una moglie in un territorio lontano e sposare la primogenita delle sorelle, chiamate Quelle-che-il-sole-non-illumina, che vivevano in un pueblo scuro e buio. Gli spiegò che erano così belle che gli uccelli, invidiosi, le avevano imprigionate e che solo lui avrebbe potuto salvarle. Gli disse che avrebbe realizzato un ponte formato da tante strisce colorate, in modo che egli, trasformato in farfalla, potesse raggiungerle e portarle via.
Atsosi, trasformato in farfalla variopinta, attraversò il ponte confondendosi con i suoi colori; arrivò nella loro casa e apparve alle sorelle, che tessevano un magnifico tappeto dai colori dell’arcobaleno. Le ragazze cercarono di prendere la farfalla, ma il Sole, che vegliava, le ridiede il suo aspetto reale.
Il giovane si presentò alle ragazze e annunciò loro che avrebbe sposato la più grande e avrebbero convissuto tutti insieme nella sua casa piena di luce. Gli uccelli si lanciarono su di loro per beccarli, ma il Sole li trasformò in farfalle e li condusse fino alla capanna di Atsosi. Qui fu celebrato il matrimonio.
Atsosi si dedicava alla caccia; le due sorelle tessevano tappeti, ma avevano nostalgia della loro casa buia.
Il Sole volle aiutarle: diede a ciascuna due chicci di grandine per difendersi e le trasformò in farfalle.
Appena gli uccelli si avvicinarono, scagliarono i quattro chicchi di grandine, che trasformarono progressivamente l’atmosfera in un temporale; dapprima nubi nere, poi pioggia scrosciante; ancora una grandinata e, infine, lampi e tuoni.
Giunte in salvo nella loro casa, aspettarono la fine del temporale; poi risalirono sul ponte dai mille colori e raggiunsero nuovamente Atsosi
Nonostante vivessero bene nella luminosa casa di Atsosi, periodicamente venivano prese dalla nostalgia e il Sole, ogni volta, ricreava il ponte colorato perché potessero raggiungere la loro casa buia e, successivamente, ritornare alla casa del sole.
Da allora, quando scoppia un temporale, esso è sempre seguito dall’arcobaleno. 

2. LA LEGGENDA DELLA CREAZIONE DEGLI ANIMALI

In origine il Sole aveva un aiutante, che si chiamava Napi. Un giorno, dopo aver terminato il suo lavoro, Napi trovò un grosso pezzo di argilla cominciò a lavorarla per trarne fuori qualcosa. Era un bravo artigiano e riuscì a realizzare la prima figurina, con una bella forma simmetrica; successivamente ne realizzò delle altre e così realizzò le figurine di tutti gli animali della Terra. Appena ne aveva completata una, vi soffiava sopra, le dava un nome e una destinazione. La figurina si animava e cominciava a popolare la terra.
Con l’ultima rimanenza di argilla realizzò una figura nuova; la chiamò uomo e lo mandò a vivere con i lupi.
Gli animali si lamentarono perché non riuscivano ad adattarsi all’ambiente loro assegnato, perciò Napi assegnò a ciascuno l’habitat ideale. Tutti gli animali furono soddisfatti, tranne l’uomo, che vaga ancora alla ricerca di un luogo soddisfacente.

3. LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

In una bella serata estiva, tanto tempo fa, in cielo splendeva una sottile falce di luna, che si affacciava fra le nuvole.
Un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava senza sosta. I suoi ululati erano lunghi, ripetuti e disperati. La luna, la regina d’argento della notte, ne fu infastidita e gli chiese perché si lamentasse tanto. Il lupo rispose che aveva perso uno dei suoi cuccioli e che ormai disperava di trovarlo. La regina della notte, dispiaciuta e desiderosa di aiutarlo, pensò di illuminare tutta la montagna per far sì che il lupacchiotto trovasse la via del ritorno. Così si gonfiò tanto da diventare un disco grande e luminoso. A quel punto il lupo ritrovò il suo cucciolo, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Lo afferrò in tempo, lo strinse forte, lo rincuorò e ringraziò infinitamente la luna. Poi se ne andò col figlioletto, allontanandosi tra la vegetazione. Le fate dei boschi, commosse, decisero di fare un bellissimo regalo: una volta al mese la luna sarebbe diventata un globo di luce grande e luminoso, visibile a tutti, in modo che tutti i cuccioli del mondo potessero ammirarla in tutto il suo splendore. Da allora, una volta al mese i lupi ululano festosi alla luna piena.Non si può imbrigliare il vento!

 

Credo che la cultura di questo meraviglioso popolo vada protetta, non relegata nelle riserve. Credo che questo popolo abbia moltissimo da offrire, insegnare! 

GERMANIA: Meraviglie sconosciute!

Buongiorno gente!

Della Germania ho visitato molto, moltissimo. Da Monaco a Berlino, da Colonia a Münster, da Dortmund a Düsseldorf, ho visitato le città più famose ed importanti di questo meraviglioso paese (che occupa un posticino privilegiato nel mio cuore). Oggi però voglio parlarvi di 5 cittadine tedesche sconosciute ai più e che invece hanno il potere di immergervi all’istante in piccoli borghi medievali da mozzare il fiato! Alcune le ho visitate personalmente, altre sono sulla lista, ma il comun denominatore è…FOLCRORE!

E allora inziamo!

1 MONSCHAU, Westfalia

Questa ridente cittadina è situata nella regione della Renania Settentrionale-Vestfalia, al confine col Belgio. A nord del Reno, è conosciuta per le sue strade strette e perchè metà degli edifici della città sono costruiti interamente in legno. Monschau è anche sede di un festival annuale di musica all’aperto che attira visitatori da tutta l’Europa.

2 MEERSBURG, Baden Württemberg

Proprio ai piedi dell’idilliaco lago di Costanza, Meersburg è un paradiso del sud. Le parti superiori e inferiori della città sono collegate da scale ripide e dalla città alta la vista sul lago è sorprendente. Si tratta di una famosa cittadina medioevale. La città bassa (“Unterstadt”) e la città alta (“Oberstadt”) sono riservate ai pedoni e collegate da due scalinate e da una percorso pedonale (“Steigstrasse”). Meersburg è molto conosciuta per il suo castello antico o Burg Meersburg, ed il castello nuovo o Neues Schloss. Il castello antico fu, secondo alcune cronache svizzere, costruito dal re Merovingio Dagoberto I nel VII secolo. Esso fu dimora della poetessa tedesca Annette von Droste-Hülshoff negli ultuimi otto anni della sua vita. Il castello nuovo venne edificato nel XVIII secolo come dimora del vescovo di Costanza. A seguito del processo di secolarizzazione, l’edificio venne edibito a diverse mansioni prima di diventare definitivamente un museo. Si possono vedere anche due portoni medioevali, che sono ciò che rimane delle fortificazioni della città.

3 ROTHENBURG OB DER TAUBER, Baviera

Rothenburg ob der Tauber è una cittadina del Land della Baviera posta su un colle che domina il fiume Tauber, conserva un impianto medievale con mura e fortificazioni ben conservate. Considerato come ultimo borgo medievale della Germania, questo gioiellino nel nord della Baviera offre ai suoi visitatori una sorta di suggestivo viaggio nel tempo, passeggiando per le strade ciottolate

4 FULDA, Assia

Proprio nel cuore della Germania, Fulda offre una stupefacente varietà di architetture di diversi stili, con la sua imponente cattedrale come esempio più pittoresco. La città si trova sul fiume Fulda vicino alle frontiere della Turingia e della Baviera, incuneata fra i monti Rhön a est e il Vogelsberg a ovest.

5 CELLE, Bassa Sassonia

E’ la città più grande tra Hannover e Amburgo e vanta una delle più grandi aree di fabbricazioni di case in graticcio in Europa, il che rende un suggestivo punto culminante della via del graticcio tedesco, un itinerario turistico molto popolare.

 

 

Alzi la mano chi ha visitato una di queste cittadine!